Mercoledì 20 settembre la FED ha lasciato inalterati i tassi come previsto.

Powell ha però chiaramente indicato la possibilità di un ulteriore aumento dello 0.25 entro l’anno lasciando intendere che i tassi rimarranno ancora alti per un lungo periodo.

Le ragioni sono da ricercare in un’inflazione ancora resiliente, un’economia solida con alti consumi, investimenti mediamente sostenuti ed una quasi piena occupazione. Il tanto pronosticato soft landing conseguente alla politica monetaria restrittiva fino ad ora non si è verificato.

Il mercato azionario con una netta flessione ha mostrato di non gradire la prospettiva di mantenimento di alti tassi a lungo, l’indice Vix è salito sopra 15 indicando aumento di volatilità (nervosismo e vendite), il Fear and Greed è sceso sotto 47 ancora in territorio neutral ma tendente al fear level. Potrebbe trattarsi di una prima reazione emotiva e quindi è necessario attendere gli sviluppi nei prossimi giorni. I mercati si interrogano se la forza della economia possa costituire un sottostante adeguato a giustificare le attuali quotazioni o se non sia opportuno iniziare ad alleggerire le posizioni spostandosi su rendimenti fissi che non erano così alti da più di 22 anni.

Tuttavia è evidente l’incertezza che trova riscontro nella forza del dollaro. Alti tassi nel medio-lungo con postura hawkish della Fed, situazione geo politica internazionale tesa unitamente ad una economia USA mediamente in buona salute rendono il biglietto verde allettante come bene rifugio anche in relazione alla debolezza delle altre valute nel loro insieme.

Infatti l’euro nonostante il rialzo tassi della ECB continua il trend ribassista. Pesa la precaria salute della economia EU con la crisi della Germania in testa e a seguire Olanda, Italia e Francia e quindi la valutazione della moneta unica si sposta dai tassi di interesse alla economia reale.

Contrazione dei consumi e degli investimenti, inflazione resiliente, occupazione precaria, produzione industriale in calo, forte dipendenza energetica più onerosa, crisi migratoria e per ultimo una guerra senza soluzione di continuità, sono tutti fattori che generano sfiducia.

L’euro è prossimo ad un supporto importante 1.0630 che se violato aprirebbe la strada verso 1.0550/40. Un’eventuale correzione up incontrerebbe la resistenza a 1.0770 che, se superata, potrebbe aprire la strada a 1.0940. Tuttavia la nostra view rimane in un range ribassista a meno di importanti variazioni positive sull’andamento dell’economia provenienti in primis dalla Germania.

La sterlina non sta meglio essendo anche lei in un trend ribassista, l’inflazione è alta, molti indicatori economici sono in territorio negativo e quindi nonostante una politica monetaria restrittiva la valuta rimane debole. Pesano anche ancora alcune criticità conseguenti alla Brexit.

Da considerare che il Regno Unito ha un vantaggio energetico rappresentato dai ricchi giacimenti di petrolio e gas nel mar del nord. Nonostante i programmi adottati per la transizione energetica che prevedono una sempre minore dipendenza dalle fonti fossili saranno concesse cento nuove licenze di sfruttamento. Pragmatismo britannico.

Il cable con la rottura di 1.23 e poi di 1.2270 potrebbe scivolare a 1.2170 e a 1.20, il minimo dal 15 marzo scorso. Solo la rottura di una prima resistenza a 1.2550 potrebbe aprire la strada a 1.2750 ma allo stato attuale la nostra view rimane nell’ambito di un range ribassista.