Oggi alle 06:30 (ora italiana) la Banca Centrale Australiana (RBA) ha sorpreso gli analisti aumentando i tassi di riferimento dello 0,25%, portandoli al 4,10%. Come ha dichiarato il Governatore Lowe, la decisione ha l’obiettivo di contrastare un’inflazione ancora troppo alta (7%) ed è un segnale forte e chiaro. La RBA non arretrerà e sarà disposta ad ulteriori aumenti se l’inflazione non diminuirà significativamente.

Ci si chiede come ciò possa conciliarsi nel tempo con un’economia che non sta crescendo. È noto che un aumento dei tassi ha anche come conseguenza un raffreddamento dell’economia a causa del maggior costo del denaro. Di fronte ad una crescita rallentata e ad un tasso di disoccupazione, sebbene ancora basso, in leggero aumento, la decisione è apparsa “coraggiosa”. Evidentemente, il timore che l’inflazione sfugga al controllo innescando una perversa spirale dei prezzi è molto più grande di una possibile recessione, e quindi si preferisce utilizzare tutto il potere di fuoco di cui la Banca dispone per abbattere l’inflazione, al punto che lo stesso Governatore non ha escluso possibili ulteriori aumenti dei tassi.

Quali conseguenze ha quanto detto sulla moneta? Un aumento del costo del denaro rende più appetibile la valuta, la cui quotazione contro il dollaro americano è passata da 0,6458 del 31 Maggio a 0,6680 di oggi. Non è poco, sono più di due figure. La tentazione per i traders retails in questi casi è “buttarsi” ad acquistare per prendere il treno in corsa.

Noi consigliamo di aspettare un ritracciamento a 0,6620, meglio ancora 0,66. In questi casi, spesso si verificano prese di profitto da parte degli istituzionali che causano dei pullback (buy the rumors, sell the news). Tuttavia con le valute oceaniche occorre un po’ di cautela, poiché l’Australia è un grande esportatore di commodities e la sua economia è influenzata da quella cinese, un grande mercato di sbocco. Ci sono molti fattori di incertezza globali, economici e geopolitici, che fanno prevedere un lento scivolamento verso una recessione mondiale.

Quando soffiano venti di crisi, le valute oceaniche soffrono e diventano molto volatili, potendo subire bruschi movimenti al ribasso.

Per concludere, la nostra visione a breve-medio termine sul dollaro australiano rimane cauta, ma positiva.